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Testo e scenografie teatrali: come si mette in scena un testo?

Le scenografie teatrali devono essere lo specchio del testo da rappresentare

Testo e scenografie teatrali: come si mette in scena un testo?

Da sempre, la scenografia è considerata una forma d’arte indispensabile per creare degli ambienti dove rappresentare dei testi teatrali. Ma come si mette in scena un testo?

La tecnica relativa alle scenografie teatrali, quelle liriche, filmiche e televisive, si impara frequentando il corso di scenografia che si tiene presso l’Accademia di Belle Arti che è una istituzione alla quale si accede dopo essersi diplomati al Liceo Artistico oppure, superando un esame di ammissione laddove muniti di altro diploma di maturità.

Durante un quadriennio si apprendono i primi rudimenti tecnici che, abbinati alla fantasia dello studente e al suo indispensabile senso artistico, saranno elementi indispensabili per diventare un vero scenografo.

Molte sono le componenti della scenografia intesa come summa di tecniche atte a preparare una scena che non limitano lo scenografo ad essere solo la figura che crea disegni dai quali si ricaverà la scenografia. Uno scenografo, al di la della sua creatività, deve poter conoscere anche la fase della scenotecnica, ossia quel momento materiale dove la sua fantasia prende forma trasformando i bozzetti in veri elementi scenici.

Per prima cosa: leggi con attenzione il copione

Per mettere in scena un testo, la prima cosa che occorre fare è quello di leggere approfonditamente il testo da rappresentare in modo che, lo scenografo, possa coniugare il contenuto dell’opera con quanto da lui immaginato, tenendo ben presente anche la location presso la quale sarà ospitato. La conoscenza dell’ambiente dove allestire la scenografia è fondamentale per poter, scientificamente, realizzare i vari componenti della scena in modo che ogni spettatore possa vederlo in maniera ottimale.

Dobbiamo pensare alla scena non solo con quanto si possa allestire sul palcoscenico ma partendo dal presupposto che questo sia solo la base di una serie di scene dove sono presenti fondali e arredamenti consoni allo sviluppo del testo che possono variare velocemente alla chiusura del sipario. Per questo si può utilizzare il periatto, nel quale sono state assemblate tre differenti scene che grazie ad un movimento scenotecnico affidato al macchinista, possono sostituirsi l’una all’altra oppure la più moderna scatola magica che è una sorta di scatolo di compensato (anch’esso ruotante grazie a dei cuscinetti) che può aprirsi da ogni lato per cambiare scena in modo rapido e semplice.

Le scenografie teatrali possono svilupparsi presentandosi in tre maniere:

  1. Espressionistica;
  2. Realistica;
  3. Astratta.

Lo scenografo, dopo essere entrato nel significato del testo e in ovvia sinergia con il regista dell’opera, può impostare la sua idea attraverso dei bozzetti che visualizzano le scene ritenute opportune per accompagnare la rappresentazione e, dopo aver ricevuto l’approvazione da parte del regista, perfeziona il suo progetto.

È possibile definire le scenografie teatrali attraverso una classificazione:

  • Pittorica: è una scena bidimensionale priva di accessori e può suddividersi in Massima (fondale realistico e chiuso); Media (presenta una scena con quinte con limitato uso della tridimensionalità); Minima (scena totalmente illusoria).
  • Costruttiva: è una scenografia realmente tridimensionale che vuole rappresentare solo quello che si vede, rinunciando ad elementi come fondali murari etc.

Inoltre va sottolineato il fatto che le scenografie possono essere fisse oppure mobili (in questo caso spostate attraverso meccanismi occultati agli occhi degli spettatori).

Per ultimo, è necessario dire che i cambi di scenografia possono essere divisi in tre tipi: scena successiva (praticamente ogni scena ha la sua scenografia che muta con l’andare del testo); scena multipla (ambienti già visibili sin da subito che ospitano le varie fasi del testo dove solo gli interpreti cambiano di posizione a seconda della circostanza); scena fissa (unica struttura dove non cambia mai nulla).

Lo scenografo deve collaborare con il tecnico delle luci, il macchinista, l’attrezzista ed il costumista per creare una sinergia che ottimizzi ogni segmento relativo al lavoro che deve essere messo in scena e ascoltare le varie esigenze ed idee per formulare un denominatore comune di intenti.

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